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L’essere “senzienti” degli animali attraverso la sofferenza
| Il rapporto uomo-cane |
Sono occorsi molti anni perché dal pensiero di Gandhi - secondo cui la grandezza di una nazione si misura da come gli animali vengono considerati e dai contenuti della stessa costituzione indiana per cui bisogna avere empatia con tutte le creature viventi – si arrivasse nel dicembre del 2009 al trattato di Lisbona che ha ratificato la natura di “esseri senzienti” degli animali. Gli studi sull’analisi della sofferenza negli animali hanno determinato nuove conoscenze che sono diventate la base ispiratrice delle leggi comunitarie, nazionali e regionali sul benessere degli animali. E’ sempre più richiesta una dottrina etica basata sul rispetto e sul benessere degli animali e la società risente sempre più del dovere morale di evitare, o quantomeno limitare, la sofferenza. La sofferenza negli animali, diventata evidenza scientifica quantificabile con le apparecchiature diagnostiche, era già stata oggetto degli studi settecenteschi del filosofo Jeremy Bentham che si pose la domanda non se gli animali possono ragionare o possono parlare, ma: Possono soffrire? Ecco che se per Kant il mondo morale era quello che riguardava coloro che hanno capacità di compiere atti morali, per Bentham il mondo morale riguarda tutti i pazienti morali, cioè tutti coloro che sono destinatari di atti morali, estendendo la considerazione a tutte le forme viventi.La condotta morale dell’uomo si può definire tale quando vi è un comportamento idoneo e corretto nei confronti di tutti quanti sono pazienti morali, in pratica con tutti gli esseri capaci di provare dolore ed in questo contesto si crea la parità tra tutti gli esseri “senzienti”. Non dobbiamo pertanto “comportarci bene” con le altre specie animali solo se e perché siamo amanti degli animali, o per ragioni puramente emotive, ma per motivi razionali. L’importanza della filogenetica e dell’empatia fra le specie animali, uomo compreso, emerge negli studi di Donna Haraway per cui vi sono specie “compagne” rappresentate da quelle con cui l’uomo condivide l’ambiente fisico e simbolico quasi a determinare un’incamerazione genetica delle relazioni interspecifiche.Si concretizza così il passaggio etico-giuridico dell’animale “oggetto” della filosofia kantiana all’animale “soggetto” dotato di propria dignità, capacità cognitive e potenzialità relazionali complesse, che vanno oltre al già fondamentale stato di benessere e all’assenza di sofferenza. Secondo il filosofo del diritto Luigi Lombardi Vallauri la sofferenza è qualcosa di molto complesso, che al contrario dell’intelligenza artificiale e delle facoltà nozionali, ben conosciute e riproducibili, non è ancora stata riprodotta artificialmente dall’uomo: nessuno è ancora stato in grado di produrre un computer o una macchina che senta dolore.
La sofferenza ha in pratica una complessità molto più elevata dei processi computazionali. Secondo la sua teoria dell’”Umanismo umanista”, l’uomo, essendo al gradino più elevato delle specie animali, non deve sentirsi autorizzato a fare tutto e ad avere ogni diritto, ma obbligato ad avere più doveri, proprio per la sua posizione di preminenza. Ecco che, al pari di quanto ci si aspetta nella vita sociale umana, secondo cui tanto più è alta la posizione rivestita tanto maggiori sono i doveri e le responsabilità che le stesse attese impongono, così all’uomo competono più obblighi rispetto ad ogni altra specie animale. Ecco che l’uomo deve riqualificare la propria dignità nella relazione con i non umani promuovendo una rivalutazione culturale e comportamentale basata su quella evidenza scientifica e morale per cui gli animali non vanno obbligatoriamente amati, ma debbono essere rispettati.




